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09/09/2010

Quelimane, Mozambico - Una settimana al centro DREAM

La storia di ogni centro DREAM attraversa varie fasi. C’è l’inizio, l’inaugurazione, la speranza che rinasce in molti cuori e su molti volti, le forze che ritornano, la voce che comincia a girare, l’affluenza che cresce, il programma che acquista una routine, fatta di cure, di successi terapeutici, di gratitudine, di coinvolgimento perché anche altri vengano raggiunti dalla buona notizia che l’AIDS può essere fermato.

Tutto questo è accaduto anche a Quelimane, nel Mozambico settentrionale. Il centro DREAM è sorto ormai da diversi anni. Quasi 3000 sono i pazienti in cura (un po’ meno dei due terzi dei quali è in terapia antiretrovirale), all’incirca 400 i bambini nati sani dopo che le madri avevano seguito l’apposito trattamento, preventivo della trasmissione verticale del virus dell’HIV...

Multimédia

RDP-África
DREAM: Entrevista com Flávio Ismael
BBC para Africa
Il programma DREAM
intervista a Paola Germano
 

Revue de presse

Acronyme de Drug Resource Enhancement against AIDS and Malnutrition, DREAM est un programme de soin du SIDA à approche globale appliqué à l’Afrique. 

Mis en route en février 2002 par la Communauté de Sant’Egidio, il est présent aujourd’hui au Mozambique, au Malawi, en Tanzanie, au Kenya, en République de Guinée, en Guinée Bissau, au Nigeria, en Angola, en République démocratique du Congo, au Cameroun... 


12/06/2010

Limes (Italia)
La svolta di Zuma: l'AIDS non è un complotto della CIA

La pandemia provoca 50.000 morti all'anno in Sud Africa.
Per molto tempo le autorità hanno negato questo dramma o proposto di curarlo con l'aglio.
I successi del programma DREAM.

 di Paola Germano e Giovanni Guidotti

Il viaggiatore che si recherà per la prima volta in Africa in occasione dei mondiali di calcio in Sud Africa, resterà certamente sorpreso dallo scenario che gli si presenterà dinanzi.
Il Sudafrica è un paese moderno, sviluppato, con una natura bellissima, ricco di risorse minerarie, di infrastrutture e servizi all’avanguardia, molto diverso dagli altri paesi africani e molto più simile ad un paese occidentale.
Ma chi avrà tempo di visitare un po’ questo bellissimo paese ne scoprirà anche le grandi contraddizioni: la criminalità, le ferite dell’apartheid non ancora sanate, le grandi città dove la popolazione vive separata in grandi compound e soprattutto un paese colpito duramente dalla tragedia enorme dell’HIV/AIDS.
 Il Sud Africa è il primo paese del mondo per numero di malati di AIDS.
Sembrerà strano che in un paese cosi progredito, così simile a tanti paesi occidentali, vivono, secondo le ultime stime di UNAIDS, l’Agenzia dell’ONU per la lotta all’AIDS, 5.7 milioni di persone con l’infezione da HIV/AIDS, su una popolazione di 48,7 milioni di abitanti. Ogni giorno in Sudafrica muoiono a causa dell’AIDS circa 1000 persone, per un totale di 350.000 persone l’anno1.

03/06/2009

Éditorial
Une analyse des intuitions et des acquis du programme DREAM

Nous vivons aujourd'hui un temps de découragement pour ce qui concerne le SIDA. Beaucoup se demandent: que fait-on? Où va-t-on?
En effet, les dernières expérimentations sur le vaccin ne laissent pas entrevoir des résultats encourageants; aucune innovation particulière ne semble émerger. Au contraire, de nombreux experts du domaine estiment qu'il faut repenser de manière radicale le type d'approche vaccinale pour le virus à VIH.
Du côté des chiffres, le dernier rapport établi par l'ONU SIDA n'est guère plus encourageant. Il est certes question de l'amorce du déclin de la pandémie, mais en réalité, en étudiant les données, on a plutôt l'impression d'observer un état stationnaire, dans lequel l'aplatissement des courbes des graphiques semble résulter d'un équilibre qui s’est déplacé vers le haut (nombre élevé de nouvelles infections, du reste encore supérieur au nombre élevé des décès).
C’est dans ce contexte que nous voulons faire le point sur ce qu'est DREAM aujourd'hui. 

 

 

24/08/2009

The Washington Post (USA)

FAITH IN ACTION

Interfaith Health-Care Reform

By Katherine Marshall


Hospital waiting rooms are glum places pretty much everywhere. People, sick or injured, wait and wait and wait. Nowhere are the huge gaps between rich and poor so graphically in evidence. That's the essence of the American health reform challenge, however deeply it gets submerged in the passionate debates now raging: to bridge those gaps so that the misery of illness is not compounded by inability to pay.

The issues are not just American, they are global. And they have many faith dimensions.
The waiting room at the Sihanouk Hospital of Hope in Phnom Penh, Cambodia is full of sick people. It's hot and they wait outside. Faces are resigned, many show obvious pain, and worried relatives cluster nearby. But the hospital's name is apt: Hope, because this is a well-run facility, bustling with doctors from many countries. And a central principle is that care is free of charge, and available to anyone. Cambodian people sell their last bullock and travel for days to get here. They call it the hospital of God or the hospital of angels.


The hospital's story is unique, but there are many stories rather like it: a facility built because of a deep and faith-inspired determination to care for people. The Sihanouk Hospital came about through an alliance among a Jewish journalist and stubborn activist; a remarkable Japanese Shinto leader and philanthropist; an American Christian nongovernmental organization; and a Buddhist nation.